Notizie sulla costituzione della Sezione si possono ricavare dalla circolare n. 2 del 14 ottobre 1944 della Federazione provinciale del Pci di Pesaro e Urbino, che invia a tutte le sezioni del partito indicazioni per la costituzione dei "Circoli giovanili comunisti".
Bruno Venturini nasce il 28 settembre 1909 a Fano da Pietro e Maria Lombardi.
Dopo aver frequentato una scuola professionale e lavorato come garzone presso un barbiere si iscrive al liceo classico, che però deve interrompere per svolgere il servizio militare. Al suo ritorno a Fano preferisce presentarsi agli esami di maturità scientifica. In seguito si iscrive a Medicina e chirurgia veterinaria presso l’Università di Bologna. Dal 1932 svolge attività antifascista con un gruppo di militanti comunisti; a Pesaro e a Fano infatti si erano costituiti, rispettivamente, un comitato provinciale con compiti organizzativi e un centro stampa e propaganda. Venturini, insieme ad altri, scrive i testi di alcuni manifestini. Il 31 gennaio 1933, poco prima della stampa del giornale clandestino “La Scintilla”, per cui aveva già redatto l’editoriale, è arrestato a Bologna e tradotto nel carcere giudiziario di Pesaro. Processato dal Tribunale speciale insieme a gran parte degli appartenenti all’organizzazione fanese e pesarese, è condannato a dieci anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È tradotto nel carcere di Civitavecchia, dove rimane fino al I febbraio 1938, quando beneficia di un condono di pena. Uscito dal carcere, nel 1939 si laurea in Medicina e chirurgia veterinaria; abilitato all’esercizio della professione, nel febbraio del 1940 si vede però respinta la domanda d’iscrizione. Si iscrive quindi Corso di laurea in Chimica presso l’Università di Camerino ottenendo la seconda laurea nel novembre 1942. Dal febbraio 1943, dopo essere entrato in contatto con il comunista milanese Giovanni Ferro per il tramite di Ugo La Malfa, si trasferisce a Milano dove è attivo nella riorganizzazione del Partito. Il Centro interno lo incarica di prendere contatto con esponenti di altri partiti in vista della costituzione dei Comitati antifascisti nazionali, Celeste Negarville gli affida il compito di trovare dei compagni per la costituzione del Fronte della gioventù e del Gruppo di difesa della donna. La Federazione milanese lo incarica di tenere i contatti con il Centro interno del Partito. È tra gli organizzatori degli scioperi di Milano del marzo 1943. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) entra nell’illegalità riassumendo il nome di Gianni Bianchini, già utilizzato nei rapporti con alcuni compagni. Dopo l’armistizio (8 settembre 1943) si adopera per avviare in montagna i militari sbandati, i ricercati e i giovani renitenti. Il 25 settembre 1943, presso il Comune di Milano, sposa Libera Callegari, con la quale ha una figlia, Anna, nata a Bergamo il 29 luglio 1944. Dopo l’arresto della moglie, della suocera e della cognata Pasqualina (Lina), avvenuto il 30 dicembre 1943, per favoreggiamento di partigiani, il Partito lo invia a Roma per una misura cautelativa. Raggiunge la capitale munito di un certificato falso del Comune di Milano, secondo cui si chiama Carlo Federici, e si mette a disposizione di una delle otto zone (la settima) in cui il Partito aveva diviso Roma, dando il proprio contributo di azione e direzione politica e militare. Il 2 febbraio 1944 riparte per Milano, da dove poi raggiunge il Veneto dove ricopre il ruolo di commissario, con compiti di collegamento, della Brigata Mazzini della Divisione Nannetti, di ispettore, con compiti organizzativi, di tutte le formazioni dipendenti della Delegazione triveneta delle Brigate Garibaldi e di vicecomandante del Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà (CVL). Il 25 novembre è a Milano presso il Comando generale delle Brigate Garibaldi; durante il viaggio di ritorno, il 29 novembre, è riconosciuto a Brescia (mentre attende un mezzo di fortuna) dal suo ex insegnante di ginnastica, divenuto tenente della Guardia nazionale repubblicana. Nel tentativo di evitare la tortura e la fucilazione, tenta la fuga ma viene ucciso da due colpi di pistola.
Libera Callegari nasce il I gennaio 1912 a Padova da Paolo e Virginia Bertagnolli. Ha due sorelle, Pina e Pasqualina (detta Lina). La sua famiglia è attivamente antifascista e legata al fronte azionista di Ugo La Malfa. Si laurea in Chimica all’Università di Padova. Tra il 1936 ed il 1939 si trasferisce con la famiglia a Milano. Nel settembre 1943 sposa il partigiano Bruno Venturini, il 30 dicembre è arrestata insieme alla madre e alla sorella Lina e condannata per favoreggiamento di partigiani. Dopo aver scontato (incinta) tre mesi di reclusione nel carcere di San Vittore è sfollata a Bergamo, dove il 29 luglio 1944 dà alla luce la sua unica figlia, Anna Venturini. Trova impiego come chimico-analista alla Vielle Montagne e come responsabile della documentazione tecnica e della biblioteca della Montecatini. Il 29 novembre 1944 suo marito Bruno Venturini è ucciso a Brescia da un milite della Guardia nazionale repubblicana. Dal 1945 al 1946 è vice-commissario all’Igiene e sanità al Comitato di liberazione nazionale lombardo. Nel dopoguerra le è riconosciuta la qualifica di partigiana. Dopo la Liberazione prosegue la sua attività all’interno del Partito comunista italiano (PCI), a cui aveva aderito negli ultimi mesi dell’occupazione fascista: si occupa in particolare della Commissione femminile della Federazione di Milano e dell’assistenza alle famiglie bisognose (diventa anche vice-commissaria alla Sanità nel Ministero dell’assistenza post-bellica). Dedica tutta la sua vita all’assistenza: dal 1946 siede nel Consiglio di amministrazione dell’Ente comunale di assistenza (ECA), fa parte del Comitato direttivo dell’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI) e di quello dell’Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA). Nel 1948 la Camera del lavoro di Milano la nomina sua rappresentante presso la Commissione per lo studio dell’Ente Regione Lombardia. In quegli anni fa inoltre parte dell’Associazione donne vedove e capofamiglia promossa dall’Unione donne italiane (UDI).
Lavora per alcuni anni alla Montecatini come analista alle miniere di Gorno; in seguito si dedica all’editoria, prima per la rivista “La chimica e l’industria”, poi come caporedattore scientifico per diverse case editrici tra cui Feltrinelli, Boringhieri ed Einaudi.
Muore a Milano il 28 febbraio 2013.
L'istituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) è stabilita il 13 gennaio 1923 durante la prima riunione del Gran consiglio del fascismo allo scopo di trasformare le squadre d'azione in un vero e proprio corpo, la cui istituzione è prevista dal re Vittorio Emanuele III con la firma, avvenuta il giorno seguente, del decreto n. 31.
La Milizia, agli ordini del capo del governo, contribuisce a mantenere l'ordine pubblico e a preparare i cittadini alla difesa degli interessi dell'Italia nel mondo. Il reclutamento, volontario, riguarda gli appartenenti alla milizia fascista di età compresa tra i 17 e i 50 anni. È articolata in legioni, coorti, centurie, manipoli, squadre. Tre squadre formano un manipolo, tre manipoli una centuria, tre centurie una coorte, tre coorti una legione. Ogni zona in cui era diviso il territorio nazionale comprendeva un numero variabile di legioni. Gli ispettori di zona fanno capo a un Comando generale della Milizia.
Con il regio decreto n. 1292 del 4 agosto 1924 la Milizia entra a far parte delle forze armate e i suoi componenti giurano fedeltà al re, mantenendo, comunque, la propria gerarchia, nella quale ogni grado corrisponde ad uno delle altre forze armate dello Stato.
Nel tempo, al fianco della milizia ordinaria si sono costituite milizie 'speciali’'quali ad esempio quella portuale, ferroviaria o postelegrafonica.
La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale è definitivamente sciolta con il regio decreto legge n. 16-B del 6 dicembre 1943.
La Guardia nazionale repubblicana (GNR), tra quelle che hanno operato all'interno della Repubblica sociale italiana (RSI), è la prima milizia ad essere istituita e una delle più consistenti per numero di uomini e armamento. Annunciata il 19 novembre 1943, è istituita l'8 dicembre con il decreto n. 913, quando la RSI decide di organizzare un corpo con compiti di polizia interna e militare.
E' il frutto della fusione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), dell'arma dei Carabinieri e della Polizia dell'Africa italiana (PAI).
I compiti della GNR sono ribaditi ed estesi dal decreto n. 921 del 18 dicembre 1943, pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale" n. 166 del 18 luglio 1944.
Oltre ai compiti repressivi, gli uomini della GNR svolgono la funzione di tenere costantemente informati i comandi circa il movimento all'interno del mondo fascista, l'atteggiamento dei tedeschi, l'attività partigiana e l'atteggiamento dell'opinione pubblica. A cura della GNR sono attivate diverse Scuole allievi ufficiali.
Il 20 gennaio 1944 ha 4.552 ufficiali, 17.504 sottufficiali e 105.345 militi per un totale di 127.401 uomini.
Il 14 agosto 1944 - dopo la nascita delle Brigate nere - con decreto n. 469, pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale" n. 190 del 16 agosto 1944, la GNR è incorporata nell'esercito della RSI, contro la volontà del comandante Renato Ricci. A seguito delle sue proteste, il 21 agosto, Mussolini lo destituisce ed assume personalmente il comando.
La famiglia Venturini - Callegari è costituita da: Bruno Venturini (Fano 28 settembre 1909 – Brescia 29 novembre 1944), la moglie Libera Callegari (Padova 1 gennaio 1912 – Milano 28 febbraio 2013) e la figlia Anna (Bergamo 29 luglio 1944). Bruno e Libera, entrambi antifascisti, si conoscono nel 1942 per il tramite del comune amico Ugo La Malfa e si sposano presso il Comune di Milano, dove risiedono entrambi, il 25 settembre 1943. Cambiano frequentemente il loro domicilio in quanto Bruno, che a partire dall'armistizio dell'8 settembre vive in clandestinità, è ricercato. La loro convivenza, però, dura solo alcuni mesi. Infatti, successivamente all'arresto della moglie (insieme alla cognata e alla suocera), avvenuto il 30 dicembre 1943 per favoreggiamento di partigiani, il Partito Comunista Italiano, dopo il 10 gennaio 1944, trasferisce Bruno a Roma da dove, nel marzo 1944, torna a Milano per ricongiungersi con la moglie non appena questa è liberata. Da Milano, però, il Partito lo trasferisce nuovamente (probabilmente all'inizio del mese di aprile), dapprima a Venezia (dove ricopre il ruolo di segretario della locale Federazione) ed in seguito sul Cansiglio e a Vicenza (dove gli vengono assegnati compiti politici e militari). Mentre Bruno è in Veneto, Libera, dopo essere stata rilasciata, a causa dei bombardamenti che avevano colpito la città di Milano, si trasferisce insieme alla madre e alla sorella a Bergamo dove, il 29 luglio 1944, nasce Anna, la loro unica figlia. Bruno, che in seguito all'arrivo di Giorgio Amendola in Veneto è stato nominato vice comandante del Corpo volontari della libertà delle Tre Venezie, il 29 novembre 1944 è ucciso a Brescia da un militare in forza alla Guardia Nazionale Repubblicana, mentre si dirigeva a Padova, di ritorno da una riunione a Milano con Luigi Longo. Soltanto nel maggio del 1945 Libera è informata della sorte del marito. La salma di Bruno è quindi trasferita da Brescia a Milano. Nel dopoguerra, fino alla morte sopraggiunta nel 2013, Libera continua a vivere a Milano, per alcuni anni insieme alla figlia, dove prosegue l'impegno politico, in particolare nelle attività relative all'assistenza alle famiglie bisognose; lavora quindi nell'ambito dell'editoria in qualità di caporedattore scientifico per le case editrici Feltrinelli, Boringhieri ed Einaudi.
La Camera del lavoro provinciale di Pesaro e Urbino si costituisce a Pesaro il 3 giugno 1907 con la denominazione di Camera del lavoro (Cdl), il discorso inaugurale è tenuto dall'avvocato Giuseppe Filippini al quale si deve l'intensa attività a favore delle leghe mezzadrili e delle lotte per la riforma dei patti colonici.
Il 3 giugno viene approvato lo statuto e formata una Commissione provvisoria con lo scopo di organizzare le categorie non ancora costituite in leghe.
A partire dal 1908 si intensifica l'attività organizzativa e si costituiscono le prime leghe: la lega dei marinai, dei contadini e ortolani, la società femminile operaia e la Fratellanza fabbri meccanici che approva il suo statuto e aderisce alla Confederazione generale del lavoro (Cgdl) e alla Federazione italiana operai metallurgici (Fiom).
L'attività delle leghe prosegue in parallelo con quella della Camera del lavoro e nel corso dei primi anni viene annunciata più volte la nascita della Camera del lavoro, fino al 1911 quando viene eletto Segretario Giuseppe Ricci. Il 15 marzo 1914 si tiene il I Congresso camerale con la presenza di 24 leghe per 1641 iscritti, un secondo Congresso si tiene nel febbraio 1915, ma il 5 giugno, dopo una fase di divergenze fra il Consiglio generale e il Segretario Ricci, viene comunicata al Ministero dell'interno lo scioglimento della Camera del lavoro.
La rinascita della Camera del lavoro avviene nel 1919 in un clima completamente cambiato, nell'arco di un anno si triplicano gli iscritti dopo le dure lotte contro la disoccupazione e con l'adesione dei lavoratori delle miniere di zolfo, delle fonderie e dei lavoratori del settore terziario.
Le lotte più dure sull'intero territorio provinciale riguardano i mezzadri per il rinnovo dei patti colonici e i contadini rappresentano la componente più significativa della Commissione esecutiva eletta al Congresso camerale del 29 aprile 1920. Dopo il 1924 a seguito delle violenze squadriste e della formazione di sindacati fascisti che diventano gli unici interlocutori riconosciuti, la Confederazione generale del lavoro si scioglie.
Il secondo dopoguerra vede la rinascita della Camera confederale del lavoro (Ccdl) con tutte le componenti presenti nel Comitato di liberazione nazionale, la Segreteria viene infatti formata dai comunisti Bruno Alciati, Segretario generale, e Augusto Gabbani, dal democristiano Arnaldo Forlani, dall'azionista Giovanni Giordani e dal socialista Dante Spallacci che era presente anche nella Commissione esecutiva eletta al I Congresso del 1914. Nel 1945, nonostante le difficoltà organizzative interne, è presente un'intensa attività di contrattazione che porta, nel corso dell'anno, alla sottoscrizione di accordi per i metallurgici, i lavoratori dei laterizi, i fornai, tipografi, marinai e naviganti, falegnami, braccianti, lavoratori di alberghi e mense, fabbri, addetti al commercio e facchini.
Il I Congresso unitario della Camera confederale del lavoro (Ccdl) si tiene a Pesaro dal 22 al 24 aprile 1947, preceduto e seguito da contrasti e malcontenti per la scelta di nominare i delegati in base al peso delle diverse componenti, che porteranno nel 1948 alla rottura fra la componente democristiana e quella socialista e comunista.
Il II Congresso del 1949 segue un anno di aspre lotte che vede anche il ricorso agli "scioperi alla rovescia". La Cgil registra un aumento considerevole degli iscritti e fra i dirigenti la componente comunista prevale nettamente. La Camera del lavoro ha in questi anni una struttura organizzativa debole che registra contrasti di ordine politico fra le diverse componenti e la mancanza di coordinamento della Camera del lavoro e delle categorie ha ricadute negative sull'attività del sindacato.
Nel 1949 si decide di allargare la segreteria confederale a cinque componenti, fra i quali due dirigenti del mondo contadino per controllare l'eccessiva autonomia della Confederterra. Le uniche due categorie organizzate, con dirigenti stipendiati, sono infatti la Federmezzadri e gli edili. La Federmezzadri, alla fine degli anni Quaranta, contava 17 funzionari e dirigenti stipendiati, con una grande sproporzione con le altre categorie e soprattutto con la Camera del lavoro.
Nel 1951 molti dirigenti passano a ricoprire incarichi politici e la Segreteria ritorna a tre componenti con cooptazioni che provocano dissapori e dissidi interni. La Segreteria è formata da un Segretario generale (Giuseppe Angelini e poi Giuseppe Chiappini dal 1953), un responsabile dell'organizzazione (Elmo Del Bianco) e uno dell'amministrazione (Silvio Gentili). A Nino Gabbani viene affidato l'Ufficio vertenze.
Il III Congresso dell'ottobre 1952, che si svolge in un clima di grande tensione sociale con le lotte dei minatori di Perticara, degli operai della Montecatini e le manifestazioni dei mezzadri, è preceduto dal III Congresso della Federmezzadri che si conferma come la categoria più importante, con oltre 29.000 iscritti e 390 leghe di frazione e contrada.
Ma il declino della Federmezzadri inizia negli anni immediatamente successivi e il V Congresso del 1957 presenta dati preoccupanti: gli iscritti scendono a 27000 e l'abbandono delle campagne fanno perdere alla Federmezzadri 117 capilega e 200 componenti dei Comitati direttivi di lega.
La fine degli anni Cinquanta registra un momento critico per la Cgil, Giacomo Mombello, che era stato eletto Segretario al IV Congresso del 1956, nella relazione presentata al V Congresso del 19-20 marzo 1960, presenta i dati della crisi: il calo degli addetti in agricoltura, la chiusura e la contrazione delle principali attività industriali (le filande, le miniere, la fonderia di Pesaro).
La fine degli anni Sessanta è segnata da profondi cambiamenti, il settore del legno vede aumentare gli addetti a scapito dei lavoratori dell'agricoltura crollati in pochi anni così come gli edili e la Camera del lavoro è costretta ad analizzare i motivi politici e organizzativi della crisi. Aldo Bianchi nel 1966 si chiede: “il nostro movimento, lo stato organizzativo delle nostre organizzazioni ai diversi livelli, la preparazione del nostro quadro dirigente sono adeguate e quindi all'altezza per affrontare con cognizione di causa tutti questi nuovi problemi nelle fabbriche, nelle campagne e negli uffici?”.
Dopo il Sessantotto giovani operai e studenti si avvicinano al sindacato e oltre alle rivendicazioni salariali e alla difesa del posto di lavoro entrano nel sindacato anche temi come la pace, il disarmo completo e controllato e lo sviluppo economico e sociale dell'intera umanità.
Con il Convegno di Montesilvano del novembre 1979, viene avviata la ristrutturazione dell'organizzazione della CGIL; nel X congresso nazionale del 1981 vengono mantenuti i livelli territoriali nazionale e regionale, mentre la struttura confederale, che aveva competenze sul territorio provinciale, viene sostituita dalla struttura territoriale con un ambito di azione comprensoriale.
Il Congresso della Camera del lavoro, tenuto a Urbino il 29, 30 giugno e 1 luglio 1981, è quindi il I Congresso della Camera del lavoro territoriale di Pesaro.
La provincia viene divisa in due comprensori: Pesaro e Fano, Pesaro a sua volta è suddiviso in due zone (Pesaro, Urbino) e comprende altre 4 Cdl (Gabicce, Novafeltria, Macerata Feltria, Urbania).
Negli anni Ottanta l'intero comprensorio di Pesaro comprende 40 comuni, 3 Comunità montane (Alto e medio Metauro, Montefeltro, Alta Val Marecchia), oltre 15.676 iscritti attivi e 10.232 pensionati e presenta nella zona di Pesaro un'accentuata industrializzazione in particolare legno, metalmeccanica, edilizia; nella zona di Urbino invece è molto diffuso il lavoro nero e a domicilio per via delle industrie piccole e artigianali.
La Camera del lavoro provinciale di Pesaro e Urbino si costituisce a Pesaro il 3 giugno 1907 con la denominazione di Camera del lavoro (Cdl), il discorso inaugurale è tenuto dall'avvocato Giuseppe Filippini al quale si deve l'intensa attività a favore delle leghe mezzadrili e delle lotte per la riforma dei patti colonici. Il 3 giugno viene approvato lo statuto e formata una Commissione provvisoria con lo scopo di organizzare le categorie non ancora costituite in leghe. A partire dal 1908 si intensifica l'attività organizzativa e si costituiscono le prime leghe: la lega dei marinai, dei contadini e ortolani, la società femminile operaia e la Fratellanza fabbri meccanici che approva il suo statuto e aderisce alla Confederazione generale del lavoro (Cgdl) e alla Federazione italiana operai metallurgici (Fiom). L'attività delle leghe prosegue in parallelo con quella della Camera del lavoro e nel corso dei primi anni viene annunciata più volte la nascita della Camera del lavoro, fino al 1911 quando viene eletto Segretario Giuseppe Ricci. Il 15 marzo 1914 si tiene il I Congresso camerale con la presenza di 24 leghe per 1641 iscritti, un secondo Congresso si tiene nel febbraio 1915, ma il 5 giugno, dopo una fase di divergenze fra il Consiglio generale e il Segretario Ricci, viene comunicata al Ministero dell'interno lo scioglimento della Camera del lavoro.
La rinascita della Camera del lavoro avviene nel 1919 in un clima completamente cambiato, nell'arco di un anno si triplicano gli iscritti dopo le dure lotte contro la disoccupazione e con l'adesione dei lavoratori delle miniere di zolfo, delle fonderie e dei lavoratori del settore terziario. Le lotte più dure sull'intero territorio provinciale riguardano i mezzadri per il rinnovo dei patti colonici e i contadini che rappresentano la componente più significativa della Commissione esecutiva eletta al Congresso camerale del 29 aprile 1920. Dopo il 1924 a seguito delle violenze squadriste e della formazione di sindacati fascisti, che diventano gli unici interlocutori riconosciuti, la Confederazione generale del lavoro si scioglie.
Il secondo dopoguerra vede la rinascita della Camera confederale del lavoro (Ccdl) con tutte le componenti presenti nel Comitato di liberazione nazionale, la Segreteria viene infatti formata dai comunisti Bruno Alciati e Augusto Gabbani, dal democristiano Arnaldo Forlani, dall'azionista Giovanni Giordani e dal socialista Dante Spallacci che era presente anche nella Commissione esecutiva eletta al I Congresso del 1914. Nel 1945, nonostante le difficoltà organizzative interne, è presente un'intensa attività di contrattazione che porta, nel corso dell'anno, alla sottoscrizione di accordi per i metallurgici, i lavoratori dei laterizi, i fornai, tipografi, marinai e naviganti, falegnami, braccianti, lavoratori di alberghi e mense, fabbri, addetti al commercio e facchini.
Il I Congresso unitario della Camera confederale del lavoro (Ccdl) si tiene a Pesaro dal 22 al 24 aprile 1947, preceduto e seguito da contrasti e malcontenti per la scelta di nominare i delegati in base al peso delle diverse componenti, contrasti che porteranno nel 1948 alla rottura fra la componente democristiana e quella socialista e comunista. Il II Congresso del 1949 segue un anno di aspre lotte che vede anche il ricorso agli "scioperi alla rovescia". La Cgil registra un aumento considerevole degli iscritti e fra i dirigenti la componente comunista prevale nettamente. La Camera del lavoro ha in questi anni una struttura organizzativa debole che registra contrasti di ordine politico fra le diverse componenti; la mancanza di coordinamento della Camera del lavoro e delle categorie ha ricadute negative sull'attività del sindacato. Nel 1949 si decide di allargare la segreteria confederale a cinque componenti, fra i quali due dirigenti del mondo contadino per controllare l'eccessiva autonomia della Confederterra. Le uniche due categorie organizzate, con dirigenti stipendiati, sono infatti la Federmezzadri e gli edili. La Federmezzadri contava 17 funzionari e dirigenti stipendiati, con una grande sproporzione con le altre categorie e soprattutto con la Camera del lavoro. Nel 1951 molti dirigenti passano a ricoprire incarichi politici e la Segreteria ritorna a tre componenti con cooptazioni che provocano dissapori e dissidi interni. La Segreteria è formata da un Segretario generale (Giuseppe Angelini e poi Giuseppe Chiappini), un responsabile dell'organizzazione (Elmo Del Bianco) e uno dell'amministrazione (Silvio Gentili). A Nino Gabbani viene affidato l'Ufficio vertenze. Il III Congresso dell'ottobre 1952, che si svolge in un clima di grande tensione sociale con le lotte dei minatori di Perticara, degli operai della Montecatini e le manifestazioni dei mezzadri, è preceduto dal III Congresso della Federmezzadri che si conferma come la categoria più importante, con oltre 29.000 iscritti e 390 leghe di frazione e contrada. Ma il declino della Federmezzadri inizia negli anni immediatamente successivi e il V Congresso del 1957 presenta dati preoccupanti: gli iscritti scendono a 27000 e l'abbandono delle campagne fanno perdere alla Federmezzadri 117 capilega e 200 componenti dei Comitati direttivi di lega. La fine degli anni Cinquanta registra un momento critico per la Cgil, Giacomo Mombello, che era stato eletto Segretario al IV Congresso del 1956, nella relazione presentata al V Congresso del 19-20 marzo 1960, presenta i dati della crisi: il calo degli addetti in agricoltura, la chiusura e la contrazione delle principali attività industriali (le filande, le miniere, la fonderia di Pesaro). La fine degli anni Sessanta è segnata da profondi cambiamenti, il settore del legno vede aumentare gli addetti a scapito dei lavoratori dell'agricoltura crollati in pochi anni così come gli edili e la Camera del lavoro è costretta ad analizzare i motivi politici e organizzativi della crisi. Aldo Bianchi nel 1966 si chiede: il nostro movimento, lo stato organizzativo delle nostre organizzazioni ai diversi livelli, la preparazione del nostro quadro dirigente sono adeguate e quindi all'altezza per affrontare con cognizione di causa tutti questi nuovi problemi nelle fabbriche, nelle campagne e negli uffici?.
Dopo il Sessantotto giovani operai e studenti si avvicinano al sindacato e oltre alle rivendicazioni salariali e alla difesa del posto di lavoro entrano a far parte dei compiti del sindacato anche la pace, il disarmo completo e controllato e lo sviluppo economico e sociale dell'intera umanità.
Con il Convegno di Montesilvano del novembre 1979, viene avviata la ristrutturazione dell'organizzazione della CGIL; nel X congresso nazionale del 1981 vengono mantenuti i livelli territoriali nazionale e regionale, mentre la struttura confederale, che aveva competenze sul territorio provinciale, viene sostituita dalla struttura territoriale con un ambito di azione comprensoriale. Il Congresso della Camera del lavoro, tenuto a Urbino il 29, 30 giugno e 1 luglio 1981, è quindi il I Congresso della Camera del lavoro territoriale di Pesaro. La provincia viene divisa in due comprensori: Pesaro e Fano, Pesaro a sua volta è suddiviso in due zone (Pesaro, Urbino) e comprende altre 4 Cdl (Gabicce, Novafeltria, Macerata Feltria, Urbania). L'intero comprensorio di Pesaro comprende 40 comuni, 3 Comunità montane (Alto e medio Metauro, Montefeltro, Alta Val Marecchia), oltre 15.676 iscritti attivi e 10.232 pensionati e presenta nella zona di Pesaro un'accentuata industrializzazione in particolare legno, metalmeccanica, edilizia; nella zona di Urbino invece è molto diffuso il lavoro nero e a domicilio per via delle industrie piccole e artigianali.
La Federazione nazionale coloni e mezzadri nasce con il Congresso di Siena del 12 e 14 dicembre 1947, e aderisce alla Confederazione dei lavoratori della terra (Confederterra), costituita con il Congresso di Bologna nell'ottobre 1946. Al momento della fondazione la Federazione contava già 280.000 iscritti e al II Congresso di Pesaro del 1950 gli aderenti erano diventati 478.768.
Il sindacato Federmezzadri di Pesaro è attivo dal 1947, ma dei primi anni di attività non si sono conservate testimonianze scritte, ne abbiamo notizia dal Congresso della Camera del lavoro provinciale del 1947 e da accordi del 1945-1946 in cui i segretari della Camera del lavoro figurano come rappresentanti, ma occorre arrivare al 1952 con il III Congresso provinciale per constatare una maggiore autonomia e organicità.
La Filt-Cgil è il sindacato di riferimento dei lavoratori dei trasporti costituito al Congresso di Livorno il 18-21 mar. 1980. Nella provincia di Pesaro e Urbino è presente al Congresso comprensoriale di Pesaro il 13 giugno 1981. La Federazione italiana lavoratori trasporti (Filt) subentra alla Federazione italiana sindacati trasporti (Fist), costituita al Congresso di Genova (11-14 aprile 1973) che coordinava l'azione dei sindacati dei lavoratori dei trasporti e diventa la struttura in cui confluiscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani).
La Federazione italiana facchini autotrasportatori e ausiliari - Fifta si costituisce a Rimini nel dicembre 1964 dall'unione del Sindacato nazionale facchini e ausiliari (Snfa) e del Sindacato italiani trasportatori locali (Sitl). Nel 1973 la Fifta confluisce nella Federazione italiana sindacati trasporti (Fist) che diventa la struttura in cui si riuniscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani). Nel 1980 la Fist diventa Filt: Federazione italiana lavoratori dei trasporti.
Il Sindacato nazionale facchini e ausiliari (Snfa) nasce a Roma nell'aprile 1946, nella provincia di Pesaro i lavoratori che si occupavano di carico e scarico merci, organizzati in "Carovane", erano rappresentati dal 1945 direttamente dalla Camera del lavoro che seguiva, per le Carovane, la definizione delle tariffe per le operazioni di facchinaggio. Nel 1947 il Sindacato provinciale facchini viene costituito a Pesaro, come risulta dal verbale del 24 febbraio 1947, in cui Michele Lugli, segretario del Sindacato provinciale facchini di Pesaro, presiede l'assemblea per la costituzione della Carovana di Mondolfo. La costituzione delle Carovane è curata e seguita dal Sindacato facchini (a Fano nel 1946, nel 1947 a Mondolfo, nel 1965 a Gabicce Mare e Isola di Fano, nel 1968 a Belvedere Fogliense) così come le vertenze e le controversie fra le Carovane stesse.
Dal 1960 il Sindacato facchini di Pesaro, per la costituzione della Carovana portabagagli di Pesaro, adotta lo statuto tipo del Sindacato nazionale in cui si precisa che la Carovana doveva aderire al SNFA ed essere obbligata ad osservarne le norme e che gli iscritti dovevano ritirare la tessera annualmente della Cgil e versare i contributi per le organizzazioni "sindacali verticali e orizzontali". Successivamente il Sindacato facchini di Pesaro elabora un proprio statuto tipo più sintetico in cui vengono omessi i riferimenti agli obblighi nei confronti della Cgil, ma la regolare corresponsione delle quote di tesseramento è documentata dal 1959 al 1975.
Nel 1964 a livello nazionale si costituisce la Federazione italiana facchini e trasportatori ausiliari (Fifta) che unifica il Sindacato nazionale facchini e ausiliari (Snfa) e il Sindacato italiano trasportatori locali (Sitl), mentre nella provincia di Pesaro l'attività del Sindacato provinciale facchini di Pesaro è documentata fino al 1975. Nel 1973 la Fifta, insieme agli altri cinque sindacati dei lavoratori dei trasporti, confluisce nella Fist, che nel 1980 diventerà Filt.
Il Sindacato provinciale autoferrotranvieri è presente fra le carte della Cgil della provincia di Pesaro e Urbino dal 1959 al 1975. Membri della Segreteria (Giuseppe Galuzzi, Elmo Del Bianco) della Camera confederale del lavoro seguivano il Sindacato autoferrotranvieri e successivamente la Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori (Fiai).
La prima denominazione del Sindacato, che comprendeva i ferrotranvieri e i lavoratori delle autolinee, scelta nel 1947 era Federazione nazionale autoferrotranvieri e internavigatori (Fnai) che si costituisce con il Congresso del luglio 1948. Al Congresso Fnai del 1968 fu stabilito che la denominazione sarebbe stata Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori, Fiai e non più Fnai.
Nel 1973 la Fiai, insieme agli altri cinque sindacati dei lavoratori dei trasporti, confluisce nella Fist che, con il Congresso del 1980, diventerà Filt.
Nella provincia di Pesaro e Urbino i primi accordi siglati per le lavoratrici del tabacco risalgono al 1946. Nel maggio del 1947, un anno prima della costituzione a Lecce del Sindacato nazionale lavoratori foglia del tabacco, a Pesaro le lavoratrici del tabacco costituiscono un comitato provvisorio per il rinnovo del contratto nazionale. Con il II Congresso nazionale del 1952 la Presidenza nazionale passa ad Adele Bei, che fu anche fra i firmatari del progetto di legge per minimo salariale.
La Federbraccianti si costituisce a Ferrara al Congresso che si tenne dal 25 al 29 gennaio 1948. La Federbraccianti era uno dei quattro sindacati aderenti alla Confederterra, nata a Bologna nell'ottobre del 1946, subentrata alla Federterra che, dal 1901 al 1945, aveva riunito tutti i lavoratori dell'agricoltura. La Federbraccianti rappresenta gruppi del proletariato agricolo come gli avventizi, le mondariso e i salariati fissi. Le forme di lotta adottate nel secondo dopoguerra si intrecciano con la lotta politica facendo pressione sui governi per riformare i metodi di distribuzione del lavoro e per contrastare il caporalato. Dopo la scissione sindacale, nel 1948, il governo attraverso fenomeni di clientelismo favorisce la crescita del sindacato cattolico e la Federbraccianti spinge per forme di resistenza a oltranza, arrivando al boicottaggio degli uffici del lavoro e l'elezione diretta dei collocatori. Queste azioni porteranno al contrasto con la CGIL di Di Vittorio che nel 1949, scavalcando la Federbraccianti, troverà un accordo con il Governo. La Federbraccianti riuscì a imporre il diritto di trattare a livello nazionale per estendere le conquiste normative delle aree territoriali più forti agli operai agricoli di tutto il paese. Nel 1949 si ha il primo accordo nazionale, seguito dal Patto nazionale per i braccianti del 1950 e quello per i salariati fissi del 1951. Nonostante I primi accordi nazionali non segnino avanzamenti significativi, rappresentano comunque il riconoscimento formale della forza del sindacato in un periodo storico che vede la repressione degli scioperi con le armi e che causano nell'arco di pochi anni, dal 1945 al 1954, 109 morti, 148.269 arresti e 61.234 condanne. Lo sforzo del sindacato e del Partito comunista fu quello di contenere la violenza nella lotta politica e sindacale.
La FLAI Federazione dei Lavoratori dell’Agroindustria della Cgil si costituisce nel gennaio del 1988, mediante l’accorpamento di Federbraccianti e Filziat (Federazione Italiana Lavoratori Zucchero, Industria Alimentare e Tabacco).
Al V Congresso della Filia (Federazione italiana lavoratori industrie alimentari, tenuto a Modena nel marzo 1960, si costituisce la Filziat attraverso l'accorpamento di Fiaiza (Federazione italiana addetti industria zucchero e alcool) e Filia. La Filziat ingloba anche il Sindacato tabacchine, anche se al IV Congresso a Caserta del febbraio 1960 la Segretaria Ernestina Soleri si era opposta fermamente e per questo costretta alle dimissioni.
Il Sindacato nazionale dei professori d'orchestra si costituisce a Firenze con il Congresso del 1946, fissa la sede a Roma insieme alla Federazione italiana lavoratori dello spettacolo (Fils-Cgil) a cui è affiliato. Nel primo congresso viene decisa la costituzione di un albo professionale per comprendere i professori d'orchestra stabilendo i criteri per l'ammissione. Viene anche stabilito che il collocamento venga sottoposto al controllo del Sindacato provinciale. Le prime carte del Sindacato provinciale professori d'orchestra di Pesaro, risalgono a un registro di cassa del 1947 e nel 1948 si fa riferimento alla "Cooperativa lavoratori dello spettacolo Pesaro" . Il Sindacato provinciale professori d'orchestra si occupa del collocamento degli orchestrali su richiesta di Teatri e Enti lirici e stipula i contratti. La Legge n. 264 del 1949 introduce un cambiamento e vieta espressamente l'esercizio della mediazione e successivamente, in considerazione delle particolari esigenze di lavoro nel mondo dello spettacolo, il D.P.R n. 2053 del 1963 istituisce gli Uffici speciali alle dipendenze del Ministero del lavoro e previdenza sociale che diventando l'unico tramite per il collocamento. Questa norma è contestata e nella relazione presentata al Congresso nazionale Fils del 29 ottobre 1959 si sottolinea come "l'aver sottratto completamente alla naturale competenza sindacale l'avviamento al lavoro nel settore dello spettacolo" sia la causa dell'inadeguatezza dell'Ufficio speciale a valutare le competenze necessarie per l'esercizio della professione. Nonostante le riforme normative il Sindacato provinciale di Pesaro si occupa del collocamento fino a tutto il 1957. I primi contratti presenti nel Fondo risalgono al 1955 e sono firmati per il Sindacato dal Prof. Enzo Lupi. La Segreteria provinciale è affidata al violoncellista Alfredo Lancione coadiuvato dalla violinista Jole Angelotti.
Il sindacato dei lavoratori del gas si ricostituisce nel novembre 1945, sulla base della preesistente Federazione dei gasisti nata a Milano nel 1901, grazie all'attività clandestina del gruppo romano formato durante la guerra di Liberazione e guidato da Zeno Cinti. Nel Congresso fondativo, tenuto a Bologna, si sceglie di formare un sindacato per i soli lavoratori del gas, escludendo le altre componenti (elettrici, telefonici e acquedotti). Zeno Cinti guiderà il sindacato fino al 1968. La politica del sindacato viene indirizzata verso la rivendicazione di eguali criteri di trattamento per operai e impiegati e per il miglioramento delle prestazioni del Fondo autonomo di previdenza per pensioni e malattia. Viene inoltre perseguita l'unificazione della contrattazione nei confronti delle aziende municipalizzate e di quelle private. Durante gli anni Quaranta gli iscritti continuano a crescere e la Fidag si contraddistingue per la compattezza e il forte senso di solidarismo anche fra le componenti degli operai e dei tecnici, ma nonostante la coesione e i forti legami nel 1949 la corrente cristiana si allontana per formare il Sindacato italiano liberi lavoratori del gas (Sillgas). Dopo la scissione del 1948 la Fidag subisce la scelta della Cgil di spostare la struttura da quella regionale a quella territoriale. Negli anni Sessanta il sindacato si trova ad affrontare i cambiamenti legati alla riconversione industriale in seguito all'introduzione di nuove materie prime, alla crescita degli utenti e all'innovazione tecnologica che rendeva meno significativa l'azione sindacale in occasione di scioperi che in passato potevano bloccare l'erogazione del servizio. La Fidag inoltre aveva cominciato a sostenere la municipalizzazione del servizio comprendendo anche gli altri servizi: acqua e elettricità da affidare all'ente locale. Ma a metà degli anni Sessanta la scelta si sposta verso la nazionalizzazione alla luce della crescente disponibilità di gas naturale di aziende, prima fra tutte l'Eni, per il trasporto e distribuzione. Sul ruolo dell'Eni in tutte le fasi del servizio si incentra il dibattito della Fidag che, negli anni Settanta, riguarda anche le scelte di politica energetica che portarono alla decisione di costituire un'unica federazione dei lavoratori dei servizi pubblici. Nel 1977 nasce quindi la Federazione nazionale lavoratori energia (Fnle).
Nei primi anni del secondo dopoguerra nasce l’idea di costituire un sindacato per i lavoratori in pensione, la Cgil in un primo momento propende per fare aderire i pensionati alle organizzazioni delle rispettive categorie, ma in seguito alla confusione derivata dalla costituzione di numerosi sindacati viene deciso a Firenze, nel settembre del 1946, di creare una federazione di tutti i pensionati indipendentemente dalla categoria di provenienza. La federazione così costituita non aderisce alla Cgil e rimane forte la pressione a rimanere legati alla categoria di provenienza. Permangono forti i contrasti e, al primo Congresso della Cgil del 1947, Giuseppe Di Vittorio getta le basi per la costituzione di un sindacato in grado di rappresentare i pensionati provenienti da tutte le categorie del lavoro. Nasce quindi, con il I Congresso del 25-29 gennaio 1948, la Federazione italiana pensionati (Fip) come espressione unitaria delle tre componenti politiche della Cgil, con il principio della confederalità, ovvero della rappresentanza di tutti i settori del mondo del lavoro. Le divergenze rimangono tuttavia fra la Segreteria della Fip e la Cgil sulla difficoltà ad accettare il progetto di federazione unica. Con la scissione del luglio 1948 i contrasti si acuiscono fino al Congresso del dicembre 1949 quando si decide di potenziare la federazione unica riunendo tutti i pensionati che ricadevano in un sistema pensionistico uniforme. Le idee guida che ispirarono la Fip sono quelle delineate da Di Vittorio: trattamento minimo adeguato alle esigenze di vita e assegno mensile garantito per gli anziani senza pensione. Dagli anni Sessanta il tema del pensionamento diventa un tema centrale non solo del sindacato pensionati ma di tutta la Cgil. L’azione sindacale della Cgil in questi anni si discosta da Cisl e Uil, più favorevoli ad accordarsi con il Governo e, dopo un lungo periodo di scioperi generali, autonomo della Cgil nel marzo 1968 e tre unitari, a primavera 1969 si giunse ad un accordo che portò a un significativo rinnovamento del sistema pensionistico. Nel 1977, al decimo congresso della categoria svoltosi a Montecatini Terme, la FIP cambia definitivamente la sua denominazione in Sindacato Pensionati Italiani (SPI).
Con il Congresso nazionale del 3-6 mar. 1966 si costituisce la Federazione italiana lavoratori tessili e abbigliamento in cui confluiscono Federazione italiana lavoratori abbigliamento (Fila) e Federazione italiana operai tessili (Fiot).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del tessile e dell'abbigliamento della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).
La Federazione italiana lavoratori chimici e affini (Filcea) ha origine nel 1968 dalla fusione della Federazione italiana lavoratori chimici e petroliferi (Filcep, istituita nel 1960 dall'accorpamento di funzioni della Federazione italiana lavoratori chimici-Filc e il Sindacato dei lavoratori dell'industria petrolifera-Silp) con la Federazione italiana lavoratori ceramica elettronica vetro e abrasivi (Filceva).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del chimico della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).
La Fidat si costituisce a Napoli nell'ottobre 1944 e, con il Congresso fondativo, tenuto a Firenze nel gennaio 1946, si sancisce l'adesione alla Cgil unitaria.
Nei primi anni Ottanta con la fusione tra la Federazione Italiana Postelegrafonici (FIP) e la Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telefoniche (FIDAT) si costituisce la Federazione dei lavoratori delle poste e telecomunicazioni (FILPT) e attraverso la fusione tra la Federazione Italiana Lavoratori Spettacolo (FILS) e la Federazione Italiana Lavoratori Poligrafici e Cartai (FILPC) si costituisce la Federazione Italiana Lavoratori dell'Informazione e dello Spettacolo (FILIS).
Dal 1996 il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende telefoniche è il Sindacato lavoratori comunicazione (Slc-Cgil), nato dalla fusione di sindacati relativi ai postali, postelegrafonici, aziende telefoniche e telecomunicazioni (FILPT) con il sindacato di poligrafici e cartai e lavoratori dello spettacolo (FILIS).