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Registro de autoridad
Trebbi, Luciano
MdM_IT_P_00662 · Persona · 1932 ago. 27 -

Nato a Pesaro

Santini, Giuseppe
MdM_IT_P_00664 · Persona · 1907 mar. 16 - 1981 mar. 27

Giuseppe Santini nasce a Forlimpopoli, dopo la laurea esercita la professione di avvocato a Cesena, nel 1947 si trasferisce a Pesaro, probabilmente quando la moglie, Ofelia Moroni, acquista il Palazzo Montani Antaldi, oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, in via Passeri 72, dove avrà sede il Partito monarchico popolare, a partire dal 1957. Santini trasferendosi a Pesaro, nel 1948, lascia l'UMI e aderisce al Partito nazionale monarchico, di cui assume la responsabilità della Sezione. Muore a Cesena il 27 marzo 1981.

Chimeri, Paolo
Persona · 1852 - 1934

Paolo Chimeri nacque a Lonato, in provincia di Brescia, nel 1852, in una famiglia di tradizione musicale. Iniziò precocemente gli studi sotto la guida del padre e si trasferì a Brescia per perfezionare la formazione pianistica. Ancora bambino si esibì in pubblico; a dieci anni eseguì al Teatro Grande di Brescia una fantasia su temi belliniani, avviando una carriera musicale che lo avrebbe visto protagonista della vita culturale cittadina per oltre mezzo secolo.

Nel 1866 fu nominato istruttore del coro del Teatro Grande di Brescia. Nel 1869, insieme ad Antonio Bazzini e ad altri musicisti bresciani, fu tra i fondatori della Società dei Concerti di Brescia, istituzione destinata a svolgere un ruolo centrale nella diffusione della musica strumentale in città. Nell’ambito della Società assunse la direzione dell’orchestra e ne fu consigliere dal 1878 fino al 1934, contribuendo alla programmazione e alla stabilizzazione dell’attività concertistica locale.

Accanto all’attività direttoriale, svolse intensa opera didattica come insegnante di pianoforte e formazione musicale, formando generazioni di allievi. Tra i musicisti che beneficiarono del suo insegnamento si ricordano Giovanni Tebaldini, Giacomo Benvenuti e Arturo Benedetti Michelangeli. Fu inoltre attivo come compositore di brani pianistici, musica corale e romanze da salotto, in linea con il gusto musicale dell’epoca.

Morì a Brescia il 4 aprile 1934.

Ferri
Familia
Venturi, Lindo
MdM_IT_P_00473 · Persona · 1928 mar. 7 - 1984 ago. 15

Nasce il 7 marzo 1928 a Urbania. Frequenta la scuola di avviamento professionale e diventa operaio. Nel 1949 si iscrive al partito Comunista, partecipando alle manifestazioni per la pace e alle imponenti raccolte firme dei partigiani della pace, che gli costano varie denunce. Dopo alcuni anni di impegno a Pesaro nella FGCI e nella Formazione politica e primi incarichi di minor rilievo, nel 1958 partecipa alla formazione di sei mesi all’istituto di Studi comunisti di Frattocchie. Nello stesso anno è nominato nel Comitato Federale del PCI pesarese. Per un certo periodo ricopre l’incarico di consigliere comunale a Urbania. Nel 1963, al VII Congresso, viene nominato segretario della Federmezzadri al posto di Aldo Bianchi, diventato segretario della Camera del Lavoro. Entra in Segreteria della Camera del lavoro dove rimarrà fino al 1977. Nel 1967, in occasione dell’VIII Congresso Federmezzadri, viene confermato Segretario, partecipa al Congresso Nazionale ed entra nel Direttivo nazionale della categoria.
Nello stesso anno è il relatore al Convegno regionale per il mercato ortofrutticolo, che si tiene a Fano. Nel 1968 è nominato all’Inam come rappresentante dei lavoratori. Al Congresso del 1969, confermato in Segreteria camerale, partecipa al Congresso nazionale della CGIL. L’impegno nella Federmezzadri termina con l’accordo integrativo provinciale del Patto colonico a conclusione di un periodo di importanti lotte dei mezzadri. Nel 1970 diventa segretario provinciale del sindacato Enti locali, restando anche nella Segreteria camerale e facendo parte del Direttivo della Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL. Nel 1974 diventa Segretario provinciale della Camera del lavoro, dopo Monaldi, passato al Partito. Rimane Segretario fino al 1977, in un periodo di difficile ricomposizione delle strutture sindacali. Diventa poi Segretario provinciale dei trasporti e nel 1981 viene eletto Presidente del Comitato provinciale INPS. Dopo il pensionamento rientra a Urbania. Muore in Ancona il 15 agosto 1984 all’età di 56 anni.

Cicerchia, Lorenzo
MdM_IT_P_00474 · Persona · 1947 giu. 8 - 2004 giu. 15

Lorenzo Cicerchia nasce l’8 giugno 1947 a Fano (PU). Figlio di Primo Cicerchia e Iolanda Frattini; il padre, emigrato in Canada negli anni Cinquanta, una volta tornato in Italia fonda, insieme al fratello, un’impresa edile. Ben presto, a causa di gravi problemi di salute, deve abbandonare il lavoro e opera come vigile ausiliario per un breve periodo. Cicerchia, dopo le scuole medie, come auspicava, riesce ad iscriversi all’Istituto magistrale di Fano. Come ricorda il figlio Giovanni in una sua recente testimonianza scritta: «lo frequenta solo per due anni, perché, scoperta la gravità della malattia del padre, preferì lasciare gli studi per andare a lavorare in qualità di semplice apprendista in un maglificio fanese». Egli, benché assai giovane ed ancora semplice apprendista, deve essere impiegato anche nei turni notturni e festivi presso il maglificio. Tuttavia, quell’esperienza, durata solo pochi mesi, si rivela decisiva per la carriera sindacale che intraprenderà più tardi. Infatti, ha modo di verificare in presa diretta quali sono le condizioni di lavoro proibitive degli operai e ancor più delle operaie. Tra gli episodi paradigmatici vi è il ricordo dell’ultima notte trascorsa in maglificio, quando il padrone, ubriaco fradicio, porta una prostituta dentro lo stabilimento, noncurante della sua presenza. Il giorno dopo darà le dimissioni non senza inveire contro il proprietario dell’azienda. Cicerchia matura solide idee socialiste e si impegna, ben prima della maggiore età, a lavorare per la loro diffusione concreta. Di più: «si convinse che voleva lottare democraticamente per i diritti dei lavoratori». Così, viene accolto nel Psi con particolare entusiasmo dal futuro Presidente della Provincia Vito Rosaspina e ha modo di mettere a frutto la sua originale capacità militante. Si deve a lui, infatti, un’idea innovativa di finanziamento del partito tra la base contadina. Non potendo ancora guidare autoveicoli a causa dell’età, si fa accompagnare in giro per la provincia invitando i compagni a contribuire in natura cosicché la sezione viene riempita di grano che dopo può essere rivenduto. All’interno del partito Cicerchia si riconosce nella corrente minoritaria (di sinistra) che fa capo a livello nazionale a Riccardo Lombardi e ne diventa uno dei principali animatori nel territorio provinciale. Entra successivamente in “quota socialista” nella Cgil e ne diventa funzionario il primo maggio 1967. Si distingue per aver mantenuto ferma l’incompatibilità tra cariche sindacali e attività politica nei partiti dal momento che «i lavoratori dovevano essere difesi al di là delle loro appartenenze». Sono anni di lotte, quelli a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, e di conquiste mai più così importanti per il movimento dei lavoratori, che vedono Cicerchia impegnato in molte vertenze importanti nell’intera provincia di Pesaro e Urbino. Verso la fine degli anni Sessanta è protagonista di alcune delle battaglie più significative a difesa delle operaie impiegate nelle maglierie, allora costrette dai datori di lavoro – ed è solo uno dei tanti soprusi – ad assumere anticoncezionali per evitare gravidanze. Si rende anche protagonista dell’occupazione di alcuni stabilimenti. Ad ogni modo, le lotte sindacali culminano nel 1969 con “l’autunno caldo” e vedono un socialista marchigiano, originario di Recanati, come Giacomo Brodolini, già vicesegretario nazionale della Cgil (1955-1960), divenuto nel 1968 Ministro del Lavoro e della previdenza sociale, promuovere un’importante attività legislativa in materia previdenziale e sindacale nonché sostenere lo Statuto dei lavoratori che entra in vigore (dopo la morte di Brodolini) nel 1970. Proprio dal 1970, e per un decennio circa, Cicerchia è anche membro della segreteria provinciale della Camera confederale del lavoro di Pesaro e Urbino. L’esperienza sindacale è certamente la più rilevante pur non essendo così remunerativa sotto un punto di vista strettamente economico anche per chi ricopre incarichi dirigenziali. Lo animano solidi ideali di giustizia sociale. In tal senso, la carriera sindacale di allora non era nemmeno paragonabile a quella odierna tanto che da alcuni aneddoti raccontati al figlio emerge che «per potersi ricavare uno stipendio, i sindacalisti si firmavano cambiali a vicenda». Nella Cgil Cicerchia è anche segretario della Fillea (nel 1975) e della Filtea (in questa veste si segnala una vertenza che lo vede al fianco delle operaie dell’azienda CIA di Fossombrone) e membro della federazione provinciale di Pesaro della Cgil Cisl e Uil.
L’intensa attività di militanza politica e sindacale lo tiene sovente lontano da casa e non gli risparmia di rimanere invischiato negli episodi più oscuri della storia repubblicana come nel 1974 quando sembrava prossimo un colpo di Stato e Cicerchia in fretta e furia, a notte fonda, insieme a molti suoi compagni è costretto a nascondersi per non rischiare di essere arrestato nel caso di esito positivo del golpe. Come ricorda il figlio, «la passione per la giustizia e l’ostilità verso tutto ciò che poteva rappresentare un’ingiustizia non caratterizzò solamente la sua carriera sindacale ma la sua vita intera». La carriera sindacale di Cicerchia è costretta ad arrestarsi intorno alla fine degli anni Settanta. La malattia, scoperta nel 1977, gli impedisce di continuare a lavorare nel sindacato e ciò proprio quando il segretario generale della Cgil nazionale dell’epoca, Luciano Lama, lo chiama a far parte della segreteria nazionale. Nel 1980 Cicerchia partecipa e vince un concorso all’Istituto autonomo case popolari (IACP). Come ricorda ancora il figlio: «non fu semplice passare dal ruolo di dirigente sindacale a semplice impiegato d’ordine. Ma anche lì non mancò di distinguersi» per la sua rettitudine e abnegazione. Seppure profondamente segnato nel fisico dalla malattia (dal 1984 e fino alla morte, avvenuta vent’anni anni dopo, è costretto a fare la dialisi a giorni alterni), non smette mai di occuparsi di politica. Inoltre, nel 1983, viene indicato come vicepresidente del neonato Consorzio Megas, costituito per la metanizzazione dei Comuni interni alla provincia di Pesaro e, verso la fine degli anni Ottanta, su indicazione dell’allora vicesegretario generale Valter Giangolini (che entra in Cgil proprio grazie a Cicerchia alla fine degli anni Settanta), viene nominato segretario della neonata associazione Federconsumatori di Pesaro. Quest’ultima, in quel periodo, si distingue per la battaglia per il prezzo del pane. Il passare del tempo, tuttavia, lo mina progressivamente nel fisico relegandolo, specie nell’ultimo periodo, spesso in casa. Muore a Pesaro il 15 giugno 2004.

Falcioni, Massimo
MdM_IT_P_00475 · Persona · 1949 feb. 8 -

Nato a Pesaro l’8 febbraio 1949. Iscritto al Pci. È funzionario della Cgil dal 1974 (responsabile dell’ufficio economico), quando era ancora studente. Nel 1975 è membro della segreteria della Camera del Lavoro provinciale di cui nel 1977 diventa segretario provinciale successivamente riconfermato nel 1980 fino al 1982.

Spaccazocchi, Riccardo
MdM_IT_P_00477 · Persona · 1947 set. 25 -

Nato a Fano, si iscrive al Psi. Funzionario della Cgil dal 1968. È stato responsabile dell’Inca e poi degli edili a Fano. Nel 1975 è responsabili degli edili a Pesaro. È stato segretario della Cgil di Fano dal 1980 al 1983.

Ferri, Rino
MdM_IT_P_00481 · Persona
Giampaoli, Giuliano
MdM_IT_P_00488 · Persona · 1950 mag. 24 -

Giuliano Giampaoli nasce a Urbania il 24 maggio 1950, dopo il Liceo si iscrive a Scienze politiche e la sua prima esperienza sindacale è nel 1974 negli organismi di zona della Cgil a Urbania. Nel 1975, finito il militare, viene eletto in Consiglio comunale, ruolo non più compatibile con l'impegno sindacale. Si iscrive al Partito comunista e gli viene chiesto di aprire gli uffici della Cna da Urbania a Borgo Pace. Dopo tre anni, l' 'autorità' del partito gli chiede di lasciare la Cna e l'antico rapporto con Cgil, per lavorare nella Federazione comunista prima per dirigere la commissione operaia, poi all’interno della segreteria. Non è tuttavia un contesto convincente. «Sentivo che il Pci si interessava molto di politica, ma, con rapporti sempre meno solidi con i riferimenti sociali fondamentali», ha dichiarato in un’intervista. Così chiede di riprendere il rapporto cominciato dieci anni prima con la Cgil. Nel 1987 inizia l'impegno a tempo pieno in Cgil e viene eletto segretario della Fillea provinciale. Nel frattempo, a 32 anni, si era sposato con Adriana Mollaroli, futura consigliera regionale dal 2000 al 2010. Nel 1992 passa alla segreteria della Fillea regionale: in questo ruolo, nel pieno di Tangentopoli, si adopera per fare approvare la prima legge sugli appalti. «La Fillea era un osservatorio molto interessante. […] L’edilizia è stato sempre il regno della flessibilità: finiva il cantiere e l’edile veniva licenziato e avevi come forte tutela soprattutto la cassa edile, che era un ente bilaterale serio, e la scuola edile, che però stava esaurendo l'attrattiva verso i giovani». Nel 1995 gli viene chiesto di assumere la segreteria della Camera del lavoro di Pesaro, dove «si era aperta una fase di tensioni pesanti» per la difficoltà a trovare un candidato unitario. Rimane i previsti otto anni, fino al febbraio del 2003. «Ho avuto un’ottima occasione di verifica politica e sindacale perché quelli sono i primi anni in cui il mondo cominciò a cambiare». Infatti nonostante la fine della guerra fredda, lo scoppio di Tangentopoli, il terremoto politico che aveva sconquassato il sistema della prima Repubblica l’inizio della politica spettacolo incarnata dai governi Berlusconi, il sindacato era rimasto statico, a parte l’inevitabile perdita delle componenti politiche. «Anche gli anni di Cofferati ripropongono certezze 'senza se e senza ma' rispetto all'identità consolidata della Cgil, ma sono privi di soluzioni stabili e chiare per il nuovo secolo».
Giuliano Giampaoli cerca di focalizzare l’attenzione sulla formazione continua, «predicata da istituzioni e imprese e mai praticata», che porta a qualche interessante risultato: ad esempio la sperimentazione di un corso della Provincia su Cad-Cam, offerto direttamente ai lavoratori. La partecipazione è buona, ma manca un progetto che ne prevede la continuazione o la sua ripetizione. Inoltre la segreteria di Giampaoli avrebbe sostenuto la partecipazione di Pesaro a un bando nazionale sulla formazione e avrebbe conseguito la sottoscrizione da parte di Cgil, Cisl e Uil di un patto per la formazione con Confindustria.
Formazione, rappresentanza, organizzazione del lavoro sono i terreni di iniziativa che a Pesaro la Cgil cerca in particolare di praticare dopo l'approvazione della legge n. 626 del 1994 su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Vengono realizzati gli enti bilaterali dedicati alla sicurezza e vengono promosse corsi di formazione per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
All’interno del sindacato si cerca di valorizzare nuove figure giovani, in particolare donne; si cura l’organizzazione dei servizi (vertenze, patronato, fisco) che a Pesaro dimostrano anche punte di eccellenza; si riordina la politica delle sedi sindacali. La nascita di Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici, assieme alla solidità dei servizi, viene considerata una risposta alle nuove fragilità del mondo del lavoro.
Infine con la segreteria di Giampaoli nasce l’Ufficio studi, volto alla comprensione della crisi che si apriva nel sistema locale delle imprese e alla valutazione dell'attività degli enti locali, che «attraverso il “welfare locale” potevano attivare il motore di un nuovo sviluppo». Per garantire la qualità e la coesione nei rapporti sociali, diventa pratica costante la formazione di base offerta agli stranieri nelle sedi Cgil.
Terminato l’incarico a Pesaro, diventa responsabile regionale dell’Inca, fino al 2007. Gli ultimi anni, Giampaoli li passa nella segreteria regionale, dove tuttavia si trova a non condividere metodi di lavoro e alcune scelte politiche. Prima di lasciare nel 2010, riesce a rendere usuali le assemblee dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nei luoghi di lavoro, promuovendo anche la verifica del lavoro svolto dai servizi di prevenzione sui luoghi di lavoro. Una volta in pensione, per un anno ha un incarico come responsabile della Cgil di Fano, riorganizzandone la struttura territoriale attraverso il potenziamento delle sedi periferiche. In seguito la nuova segretaria della Camera del Lavoro di Pesaro, Simona Ricci, gli propone di seguire il progetto sulla storia e la memoria del sindacato.